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Microplastiche

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Le microplastiche sono quelle particelle (diametro tra  330 micrometri e i 5 millimetri) frammenti di polimeri più grandi, che si diffondono nell’ambiente. Ad esse si aggiungono le nanoplastiche delle quali ancora si sa molto poco.

Soprattutto a contatto con l’acqua, la plastica, degradata dai raggi del sole, dal vento, dai microbi,  dalle temperature, si scioglie in frammenti sempre più piccoli. Essa può impiegare tempi lunghissimi, ma è sempre lì, in frammenti microscopici.

Negli  ultimi anni non vi sembra che le nostre spiagge siano più colorate?

Plastiche, microplastiche, nanoplastiche, la fanno da padrone in luogo di sassi, conchiglie e vetri.

Siamo  in una nuova era storica: l’era della plastica. Nel mondo si stima che solo il 15 % viene riciclata mentre i numeri della produzione sono impressionanti. Basta  guardarsi intorno: è  dappertutto, non ci facciamo neanche più caso, sembra far parte della natura che ci circonda da sempre. Inutile sottolineare quante cose in plastica si potrebbero evitare,  nulla importa: le aziende hanno tutti gli interessi a riempirci di plastica inutile …tanto la paghiamo noi. Certamente il nostro comportamento per quanto possa essere esemplare è  insufficiente; se poi l’intera catena del riciclo non riesce a decollare. Alla fine non ci disturba più di tanto vedere plastiche dappertutto, in mille colori. Siamo assuefatti. Siamo per lo più menefreghisti: basta pensare alle proteste quando sono stati introdotti i sacchetti riciclabili!  volete mettere? la comodità  dei vecchi in plastica industriale non riciclabile? nemmeno paragonabili ai nuovi in ” spremuta di mais”. Diciamoci la verità!  a noi poco ci importa … siamo legati alle comodità, del resto non ci importa nulla.

La cosa curiosa è  che il mondo “bio” va alla grande

…come dire, compriamo bio, forse convinti che esista ancora qualcosa di incontaminato, ma poi mangiamo plastica, beviamo plastica, respiriamo plastica. Quali sono le prospettive future in questi termini ? Se questa è  la situazione, il trend,  dall’analisi delle serie storiche dei dati la cosa è  Chiara: lampante. Se  continuano così le cose, arriveremo ad un bivio, inevitabile.  Sono sempre più lontani i tempi di quando si passeggiava sulla spiaggia e si raccoglievano conchiglie, vetri, pietre colorate.  Cerchiamo di essere consapevoli che un giorno ( non lontano) quello che raccoglieranno potrebbe essere solo plastiche.   Pensate  che il problema sia solo la plastica visibile sotto i nostri occhi ? non è  così ! questa è  la cosa grave! non è  quello che si  vede il problema maggiore. In  realtà,  quando parliamo di inquinamento, parliamo soprattutto di  microplastiche.  Ci  riferiamo ai residui piccolissimi derivati dalle materie plastiche che si apprestano a contaminare ogni cosa per i prossimi secoli.

Il problema sono i capi sintetici, che perdendo residui ad ogni lavaggio e finiscono nelle acque di scarico. I pneumatici, il cui sfregamento sull’asfalto provoca la diffusione di residui nell’aria e nel terreno. I  prodotti chimici industriali, sempre più ricchi di microsfere di plastica. Perfino l’industria dei cosmetici e della cura del corpo fa largo uso di microparticelle.

Ne deriva che le acque, il suolo, l’aria, sono  sempre più impregnate di microplastiche che vengono assorbite dalla flora e dalla fauna  e quindi da noi,   in forme sempre più massicce.  

 A  queste si aggiungono le microparticelle della degradazione della plastica visibile ormai ovunque sottoposta all’azione erosiva degli agenti atmosferici.

Sono trascorsi  58 anni (10 dicembre 1963 ) da quando l’Italia vinceva il Nobel per la chimica: grazie al papà della plastica: Giulio Natta; insieme a Karl Ziegler; dell’Istituto Max Planck; per la scoperta della polimerizzazione.

 Da allora, più di  50 mila miliardi di tonnellate sono già negli oceani: ogni singolo pesce potrebbe essere contaminato.

La  situazione è  già fuori controllo: bakelite, pet, nylon, pvc sono di uso comune. Si stima che il 15 % del cibo ingerito abitualmente presenta microplastiche.

Le respiriamo abitualmente nell’aria. Quali  sono le conseguenze ? Non ci sono studi specifici approfonditi.  Nessuno  ancora lo sa con certezza,  ma se si accumulano nell’organismo di certo non portano nulla di buono.

E’ evidente che il problema plastica non è solo quella che vediamo per le strade buttata dappertutto. Pensate ! se dormiamo nei sintetici quante ne respiriamo ogni notte?  eppure,  non ci facciamo caso, non ci scomponiamo più di tanto. Forse, quando nostra moglie, aspirando sotto il letto, nota una profusione di  “peluchi” che farebbe invidia ai bachi da seta dovremmo un po’ riflettere.

Se  questa è  la situazione  qual è  la soluzione ?

in realtà  ci sono prodotti sintetici interamente biodegradabili, pensiamo alle microcapsule utilizzate dai farmaci (tecnologia nanomnia ) o alle plastiche di origine vegetale. Il  problema che queste produzioni costano.

 Costano   molto di più rispetto a quella delle sostanze interamente sintetiche.

Negli  anni ‘60 si producevano circa 15 milioni di tonnellate di plastica.

Negli anni ‘2000 sono diventate 200 milioni di tonnellate.

Nel 2016 le tonnellate sono raddoppiate. Ogni  anno, 8 milioni di tonnellate, si stima, finiscono negli oceani.  Fino  ad ora si stima, siano finiti negli oceani, 150 milioni tonnellate. Numeri stellari. In mare vengono ingerite dalle specie marine molte delle quali, finiscono sulle nostre tavole.  Il rischio è che le microplastiche ingerite,  si accumulino. Molte di queste particelle non si decompongono, resistenti, si accumulano  nel nostro organismo con effetti ancora non perfettamente noti : sono probabili persino alterazioni genetiche.

Si stima che ogni  chilometro quadrato di oceano contiene in media 63.320 particelle di microplastica,  non stupisce se il Mediterraneo è uno dei mari più inquinati al mondo.

 

Ci sono oltre 60mila particelle di plastica in ogni chilometro quadrato di mare: 60 ogni metro quadro e ogni pesce che ingeriamo potrebbe avere 60 particelle di microplastiche.

Ogni anno, in Europa, si stimano 25 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica: meno del 30%  è riciclata.  Nelle nostre spiagge circa 85% dei rifiuti è costituito da plastiche.

Se questo è il trend, nel 2050, ci sarà  più plastica che pesci: e questa non è ironia. Si  stima, che in natura, negli ultimi  50 anni, ne abbiamo buttato 6 miliardi di tonnellate,  per cui ogni abitante sulla terra eredita una tonnellata di plastica che può usare a proprio piacimento. I numeri sono impressionanti.  Tracce  si trovano ormai ovunque: dalla fossa delle Marianne ai ghiacciai.

Forse sarebbe il caso di darci una regolata.

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